PIÙ DI UN’AMICIZIA (racconto)

“Finalmente sono arrivata a casa, oggi la giornata è stata più dura del normale. Adesso relax…”
(Driiiiiiiiiin, driiiiiiiin……)
Ma chi è che suona così insistentemente.
Dal videocitofono vedo che è il mio amico Mark e gli apro la porta.
“Mark, che ci fai qui a quest’ora?”
“Sandy, mi devi aiutare!”.
“Si, ma per oggi sono stanca. Ne parliamo domani”.
“No, dai! Non mi abbandonare, ti prego”.
“Ok! Entra”…sbuffo perché tanto so già che problema ha. Avrà litigato con la sua “amica”…la chiama così perché fidanzata è una parola troppo impegnativa per lui, stanno insieme da quasi un anno e fanno sempre a litigare e a me tocca rimediare ai loro guai.
“Allora! Dimmi, che hai combinato stavolta?”
“Già pensi che sia colpa mia?”
“Si, è sempre colpa tua “.
“Ok!…l’altra sera Ale voleva uscire, ma alla TV davano la partita della mia squadra e con i miei amici c’eravamo messi d’accordo di vederla insieme. Naturalmente,  non potevo dirle questo,…e le ho detto che avevo impegni di lavoro. Ma lei lo ha scoperto”.
“E secondo te, non lo scopriva?. A noi donne, non sfugge niente!”.
“È vero, siete troppo avanti…a volte!”.
“E ora, cosa dovrei fare io?”.
“Beh! Non mi vuole parlare più. Rifiuta le mie chiamate. Dovresti organizzare un incontro così le parlo…non mi piace che finisce così!”.
“Ok, vedrò cosa posso fare, ma domani…per adesso sono stanca.”
“Va bene per domani!. Scusami sono entrato come una furia e non ti ho nemmeno chiesto come stai. Come mai sei così stanca, è successo qualcosa al lavoro?”.
“Il problema è la mente maschilista. Sono una donna e il mio lavoro non è paragonabile a quello di un uomo e quindi non è apprezzato e a pari merito. Il mio capo non ha ancora capito che se non ci fossi io, la sua azienda non andrebbe avanti”.
“Te l’ho sempre detto che il tuo capo è un coglione”.
“Sei gentile a ricordarmelo ma, ho bisogno di questo lavoro e devo stare alle sue regole”.”Io non ho ancora cenato, ti va se usciamo a comprarci qualcosa?”.
“Grazie, ma sono stanca e non ho nemmeno fame!”.
“Dai che ti tiro su e ti faccio venire fame! Poi…tu fai un favore a me ed io a te”.
“Davvero! Preferisco restare a casa”.
“No! Andiamo, non c’è bisogno che ti cambi. Ho la macchina giù, scendiamo!”.
“Ok! Andiamo, sono talmente stanca che non ho la forza di oppormi “.
“Brava! Non opporti, tanto lo sai che vinco io!”. “Si! Lo so”.
Io e Mark,  siamo sempre stati molto uniti e in sintonia, se uno dei due stava male, l’altro faceva di tutto per far passare il malessere, eravamo l’uno l’antidolorifico dell’altro. Mark, è un pò con la testa fra le nuvole ma è un bravo ragazzo. Il ragazzo ideale che molte sognano di avere, e ultimamente… anch’io lo sognavo. Capitava troppo spesso, mi stavo affezionando più del normale e non potevo dirglielo. Quando litigava con la sua fidanzata da una parte mi dispiaceva, ma dall’altra speravo si lasciassero. Solo cosi,  potevo diventarlo io. Per adesso, dovevo accontentarmi di essere la sua migliore amica. Finito di cenare mi accompagnò a casa, avrei voluto dirgli di restare con me, ma naturalmente non lo feci e passai un’altra notte a sognarlo. L’indomani appena sveglia trovo un suo messaggio dove mi sollecitava a chiamare Ale per avere l’appuntamento. Io risposi che doveva stare tranquillo perché avrei fatto tutto il possibile. E così feci, organizzai un incontro per il pomeriggio. Naturalmente Ale non sapeva di Mark, le dissi che le  volevo parlare per un consiglio e che ci saremmo incontrate al parco. Il pomeriggio arrivò troppo presto,  io non ero pronta ad affrontare  loro che si sarebbero abbracciati e avrebbero fatto pace, avevo un nodo alla gola e mi sforzavo a cacciare indietro le lacrime. Arrivata al parco, Ale era già lì. La salutai e iniziammo a parlare del più e del meno.

Dopo un pò arrivò Mark, io iniziai a tremare e non riuscivo nemmeno a parlare. Dissi velocemente ” Ale, ascolta Mark che deve dirti una cosa importante. Io vado vi lascio soli”.Riuscii a malapena a finire,  mi voltai e mi allontanai correndo, perché le lacrime avevano iniziato a scendere ininterrotte e non potevo farmene accorgere. Arrivai a casa, mi buttai sul letto e lasciai scaricare la tensione accumulata liberando le lacrime che scesero disegnando un percorso frastagliato sul mio viso. Avevo la testa che mi stava scoppiando e finalmente dopo un pò riuscii a calmarmi e mi addormentai. Anche stavolta nel mio sogno c’era Mark. Appena mi svegliai avevo voglia di un bel bagno caldo, rilassante. Preparai la vasca aggiungendo un miscuglio di olii essenziali profumati, accesi la musica,  mi spogliai ed entrai nell’acqua. Appena entrata, chiusi gli occhi, il volto di Mark era sempre davanti a me, stava diventando un ossessione. Nel più bello il telefono suona, era un messaggio di Mark, “E adesso che vuole” pensai. Apro il messaggio:” Sandy, sei a casa?”. Ed io “Certo dove vuoi che sia a quest’ora?”. “Perché non mi apri? sono tre ore che suono!”. “Sto facendo un bagno rilassante,  ho la musica accesa e non ho sentito il campanello”. “Ci vuole molto? Sono qui che aspetto che mi apri”. “No, senti non ho intenzione di uscire dall’acqua per adesso, quindi tornatene a casa. Se hai ancora problemi con la tua ragazza, domani ne parliamo”.
“No, non ho problemi con lei. Volevo parlare con te “.” Ed io non ho intenzione di uscire per adesso “. ” Resterò anche  tutta la notte se non mi apri”. “Ok! Buona notte allora, ciao”. Continuai il mio bagno. Non so quanto tempo sono stata, ma quando uscii, mi accorsi dalla telecamera del citofono che Mark era ancora lì. “Oddio! Ma questo è proprio matto” pensai. Feci finta di niente,  non potevo farmi vedere in quello stato,  il mio viso era troppo segnato dalle lacrime. Volevo preparare qualcosa da mangiare, giusto per tenermi occupata, ma non avevo ne fame e ne voglia. Stavo per tornare a letto quando mi squilla il telefono, era Mark, non volevo rispondere ma risposi.” Pronto!  Mark che vuoi ancora?”. “Devo parlarti, aprimi sono ancora giù”.” Ma è quasi mezzanotte,  non dovresti dormire a quest’ora?”. “Dormirò qui fuori se non apri”.” Ma sei veramente cocciuto, allora!”.” Lo sai che non mi fermo fino a quando non ottengo quello che voglio, o no?”.” Si, lo so!”.” Allora apri!”.” Ok!”.Appena entrato gli domandai:” Com’è andata con Ale?”, cercando di non guardarlo negli occhi. Lui rispose :”Tutto ok, ci siamo chiariti!”. Mi sentii come una pugnalata al cuore, ma naturalmente feci finta di niente e gli dissi:” Sono felice per te”
E lui” Anch’io lo sono”. Poi si avvicinò, mi guardò negli occhi, si accorse che avevo pianto e disse:” Sono io il colpevole?”. ” Ed io ” Di cosa?”.” Hai capito, hai pianto per me?”.” Ma cosa dici? Non ho pianto”. “Sandy è inutile che neghi, oramai ti conosco come le mie tasche. Sai, ho capito che tu provi qualcosa per me. Non capisco, visto che sei una donna, come tu non abbia fatto a capire cosa io, provo per te”.
“In che senso, spiegati!”. “Sandy, mi sono innamorato di te. È per questo che non andavo più d’accordo con Ale, non sapevo come dirglielo e allora facevo in modo che lei si stuffasse di me. Ti ho chiesto di organizzare l’appuntamento con lei, perché volevo parlarle e spiegare la situazione,  ma lei aveva già capito tutto. Sono venuto perché non resistevo più e dovevo dirtelo. Ti amo Sandy e voglio stare con te”. Era quello che sognavo di sentirmi dire, ma rimasi lo stesso scioccata. Poi lui mi baciò, anche quel momento avevo sognato, ma nella realtà era tutto più bello ed emozionante.
All’inizio il bacio fu dolce, passionale, un assaporare di labbra,  poi divenne più aggressivo, una voglia di possesso, un miscuglio di sapori e una guerra di lingue che cercavano luoghi inesplorati. Dopo si staccò e iniziò a baciarmi sul collo e a sfiorarmi con la lingua, sentire quel tocco e il suo respiro addosso, fece scatenare in me dei brividi su tutto il corpo. Anche le mani svolgevano un compito, le mie iniziarono a sbottonargli la camicia, le sue: una mi teneva per la nuca e l’altra mi accarezzava su e giù per la schiena. Le mie gambe stentavano a stare in piedi, mi aggrappai a lui e avvicinai il mio bacino al suo sesso che sentivo duro e pulsante,  voglioso di uscire fuori e dare sfogo a quella passione che bruciava dentro. Poi le mie mani scesero sui suoi fianchi, passai alla cinta e gliela aprii, lo sbottonai e in un attimo i pantaloni scesero a terra. Nel frattempo lui mi aveva tolto la canottiere e iniziato a baciare i seni, prima uno poi l’altro e poi sempre più giù fino all’ombelico dove si fermò un attimo e mi guardò negli occhi come per capire se avesse il consenso di poter proseguire. Il fuoco, dentro me divampava sempre più prepotente e non desideravo altro che mettere fine a quel calore che stava devastando il mio corpo. Lo presi per la testa, lo guidai più giù e premetti con forza proprio lì nel punto in cui l’incendio avanzava senza sosta. In un attimo mi spogliò, mi prese in braccio e mi buttò sul letto,  anche lui si liberò dell’unico indumento che gli era rimasto e salì addosso a me. Il contatto della sua pelle e il calore che emanava, fece aumentare i brividi e la voglia di essere un tutt’uno. Iniziai a dimenarmi sul letto, ad inarcare la schiena, a muovere le gambe impaziente,  mentre lui giocava con la lingua sul mio corpo…poi fu dentro di me, il respiro divenne affannoso e il piacere sempre più intenso, ansimavo e mentre…ci baciavamo come se non ci fosse un domani.
Dopo arrivò il piacere, quello vero, quello forte che ti fa perdere la testa e ti porta in un’altra dimensione, dove solo se c’è amore, forte attrazione e complicità arrivi. E poi, come in ogni tempesta, arrivò la quiete, la nostra serenità, quella dei nostri sensi. Restammo abbracciati stretti come se avessimo paura di perderci e fu in quel momento che io gli dissi:” Ti amo”.

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