Un amore morboso (racconto)

Tutto iniziò quella sera del 14 agosto…
Ero in riva al mare a festeggiare con i miei amici, una serata divertente ma ad un tratto,  forse per il troppo alcool in circolo,
alla mia amica venne l’idea di raccontare un mio segreto, una cosa che le avevo proibito in assoluto di dire. Io mi fidavo di lei, ci confidavamo di tutto e ci aiutavamo a vicenda, lei era il mio braccio destro ed io il suo…eravamo inseparabili. Dopo quello,  qualcosa cambiò. Lei cercò di scusarsi dicendo che tanto nessuno si sarebbe ricordato visto che erano tutti ubriachi, ma io per la vergogna abbandonai la festa e iniziai a girare senza una meta per la spiaggia. Non volevo tornare a casa, ma non sapevo dove andare. Mentre camminavo sulla battigia, vidi un ragazzo seduto, con le gambe rannicchiate che guardava fisso il mare. Avvicinandomi mi accorsi che era Tommy, un ragazzo solitario considerato un tipo violento da cui i ragazzi stavano alla larga. A primo impatto ebbi paura perché lì vicino non c’era nessuno, poi però mi accorsi che stava piangendo e ne restai stupita, volevo far finta di niente ma non resistetti e gli chiesi del perché piangesse. Lui si voltò in un modo talmente brusco che mi fece sobbalzare e rispose:” Non sto piangendo, io non piango mai!”. Non era vero, ma non volli insistere e proseguii per la strada. Dopo un pò, mentre cammino, mi sento chiamare. Mi fermo e mi volto…è lui, Tommy. Rimango bloccata. Volevo correre e scappare, ma qualcosa mi tratteneva.
Era lui che mi  teneva le mani. Poi, guardandomi negli occhi, disse:” Scusami, non volevo spaventarti poco fa. Ma ero soprapensiero…
Mi chiamo Tommy, piacere. E tu ?”. Io ero un pò confusa, avvertivo del terrore mescolato ad una sensazione di euforia. Non sapevo se essere felice perché lui mi rivolgeva la parola ed era venuto a scusarsi, o stare in guardia per la troppa vicinanza. (In fondo non sapevo che intenzione avesse). Ma d’istinto gli risposi :” Piacere, mi chiamo Sara”.
E lui: “Che ci fai tutta sola, qui?”.
“Beh! È una storia un pò lunga, meglio lasciar perdere”. “Guarda che ho tutto il tempo che vuoi, non ho impegni. Se vuoi parlarne, io ti ascolto!”. Ero ancora titubante, ma poi mi lasciai andare. Fu così che restammo insieme tutta la notte a parlare di noi. Quella sera capii che il  comportamento di Tommy era dovuto alla sua carenza di autostima, si sentiva insicuro e fragile, ed essere violento lo faceva sentire importante e al centro delle attenzioni. Prima di ritornare nelle nostre case ci scambiammo i numeri, anche se pensavo che tutto sarebbe finito lì.
Invece era solo l’inizio…
Dopo un paio di giorni Tommy mi chiama e mi invita ad uscire. Io accetto volentieri,in fondo non mi era sembrato un ragazzo tanto violento da cui restare alla larga.
Quell’uscita fu tranquilla e tanto piacevole, Tommy era molto gentile e ingrado di saper dare tanto amore, bastava saperlo prendere per il verso giusto. Da lì proseguirono altre uscite, finché un giorno mi chiese se volevo essere la sua ragazza. Io dentro di me provavo qualcosa,  ma non credevo fosse amore e senza pensarci due volte risposi di no.
A quel “No!”. Tommy cambiò espressione, gli occhi divennero rossi di rabbia, iniziò a fare il pazzo, poi mi prese per le braccia e iniziò a scuotermi, diceva cose senza senso, stava per darmi uno schiaffo, io terrorizzata iniziai a piangere e forse fu quello a fermarlo. Dopo un pò mi abbracciò e  mi chiese scusa perché non voleva terrorizzarmi, però io non dovevo più, farlo arrabbiare.Tornai a casa,  quella notte non feci altro che pensare a quella scena fino ad arrivare alla conclusione che era stata tutta colpa mia se lui si era comportato così. Io l’avevo rifiutato e questo non lo sopportava. Passarono dei giorni prima che Tommy si rifece vivo.
Una mattina me lo ritrovai davanti la porta di casa, ebbi un sussulto, non sapevo se fosse venuto in pace o era ancora arrabbiato. Lui mi prese la mano e mi disse :” Vieni! Devo farti vedere una cosa”…e mi porta vicino alla sua macchina. Apre il cofano ed esce un mazzo di rose rosse, si mette in ginocchio e mi dice:” Questi sono per l’altro giorno, non volevo spaventarti, scusami!. Adesso ti rifaccio la domanda sperando che tu, in questi giorni, abbia pensato bene alla risposta da dare”. Quella sua affermazione mi sembrò quasi una minaccia. Ci fu un attimo di pausa poi disse :”Sara, vuoi essere la mia ragazza?”. La sua sorpresa mi aveva fatto molto piacere e anche se non me la sentivo di essere la sua ragazza, un pò per compassione un pò per paura dissi:” Si!”. Nello stesso istante, già  ero pentita, ma appena lo vidi esaltare come un bambino iniziai a ridere,  ed ero felice per lui. Dopo Tommy si fece serio, si avvicinò mi prese la testa tra le sue mani e mi guardò fisso negli occhi. Io provavo sempre terrore quando lui era troppo vicino e mi guardava così, non riuscivo a stare serena perché lui era imprevedibile. Mentre ci guardavamo negli occhi,  avvicina le sue labbra alle mie e mi bacia. All’inizio fu un bacio dolce,  poi vedendo che io non rispondevo diventò prepotente e allora anche se forzato iniziai a baciarlo.
Dopo si staccò e guardandomi sempre negli occhi disse:” Mi piace quando  capisci e mi assecondi”. Io feci un sorriso, ma nella mia testa mille domande avanzavano. Poi lui se ne andò perché aveva delle cose da fare e anch’io cercai di proseguire la mia giornata, ma vevo sempre un pensiero fisso: lui, la mia risposta e quello che mi aveva detto e mi ponevo sempre la stessa  domanda “In che guaio mi sono cacciata?”. Forse dovevo stare tranquilla, rilassarmi non essere troppo pessimista e pensare che in fondo in fondo era anche un bravo ragazzo. Ma in realtà non fu così.
Quando lui chiamava io dovevo essere sempre disponibile e assecondarlo altrimenti andava in escandescenza. Iniziai ad avere davvero paura e anche se non mi andava di fare una cosa,non riuscivo a rifiutare. Nel frattempo la mia carissima amica Marta si era fatta viva, era partita per gli studi,  ma ci sentivamo spesso per telefono. Io le avevo raccontato di Tommy e  lei mi diceva sempre che dovevo lasciarlo perché non era un tipo raccomandabile. Una sera mentre ero fuori con Tommy, gli raccontai di Marta, che mi aveva chiamato e chiesto scusa ed eravamo tornate amiche. In quel momento lui guidava e fece una frenata talmente brusca che se non avevo la cintura andavo a sbattere al parabrezza. Il mio  cuore iniziò a battere talmente forte che sembrava stesse per uscire fuori,  ma quella frenata fu niente in confronto al suo sguardo. Tommy aveva di nuovo gli occhi in fiamme e con fare minaccioso e gridando disse che io non avevo bisogno di Marta perché c’era lui e se avevo bisogno di qualcosa era disponibile. Io cercai di spiegargli che non era la stessa cosa ma,  nemmeno il tempo di finire che mi arriva uno schiaffo. Ci fu un tempo indeterminato di silenzio. Poi iniziai a piangere…lui stavolta non fece niente per consolarmi ma direttamente mi riportò a casa.Passaro i giorni e Tommy non si fece sentire nemmeno per un messaggio. Io speravo che lui si fosse dimenticato di me e mi avrebbe lasciata in pace e invece…
Dopo tanto tempo, la mia amica Marta tornò a casa così decidemmo di incontrarci ed uscire insieme. Era sabato sera e il pub, che noi frequentavamo di solito, aveva organizzato una serata di karaoke. A noi piaceva tanto cantare,  anche se non eravamo intonate. Dopo aver stonato iniziavamo a ridere, così tanto, fino a farci venire mal di pancia. Quella sera ero molto felice, mi sembrava di tornare ai vecchi tempi quando tutto era più bello e spensierato,  e invece…
Proprio sul più bello, tra la folla vedo lui,  Tommy. L’espressione che aveva sul volto non prometteva niente di buono. Lo vidi avvicinarsi con fare minaccioso, nel frattempo dentro me cresceva il terrore. Anche se c’erano tante persone sapevo che non si sarebbe fermato, se era intenzionato a fare qualcosa lui lo faceva, non guardava o dava retta a nessuno. Con violenza mi prese per il braccio e mi costrinse a seguirlo, io cercai di rifiutarmi ma non volevo farlo arrabbiare ancora di più. La mia amica cercò di tirarmi a sé, ma lui con uno strattone la buttò a terra. Io volevo aiutarla,  ma mi tirò più forte e mi portò fuori. In quel momento pensai che per me fosse arrivata la fine. In realtà non ricordo bene cosa successe. Penso solo che Tommy iniziò a gridare,  disse che lo avevo tradito ,perché ero uscita senza di lui e senza dirgli niente. E poi…disse che mi  aveva avvertita di stare lontano dalla mia amica, perché non ne avevo di bisogno. Nel frattempo mi dava schiaffi, poi mi afferrò per la gola e mi fece sbattere a terra. E poi…ricordo che tutto intorno si fece buio e mi svegliai, dopo un pò in ospedale. Ero immobile, dolorante e non potevo muovermi.

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